Dipinto Originale di Gioia Atzori 2024
Piano piano ascolto la natura.
Un sussurro mi avvolge,
e vedo un fiore gigantesco,
il suo volto senza occhi, senza orecchie,
eppure so che mi vede.
Le sue antenne vibrano leggere,
sfiorano la mia presenza,
scompongono il mio essere in onde,
percepiscono la mia energia vitale,
il campo elettromagnetico dei miei pensieri.
Lo guardo senza parlare.
Il mio sentire interiore
si distende come un filo invisibile.
Nel silenzio, comunico con esso.
Il fiore risponde senza voce:
“Anima scopritrice di virtù,
cosa cerchi da me?”
La mia risposta si svela lentamente.
“Cerco la verità.
Vorrei conoscere il tuo essere.”
Il fiore, fermo e risoluto, risponde:
“La mia verità è come la tua.
Tu ed io siamo simili.
Il mio sentire assomiglia al tuo,
e ciò che sai, anch’io lo so.”
Rimango pensierosa,
un vortice di domande sorge dal mio centro.
“Cosa crea la tua realtà?
Cosa plasma la mia?”
Il fiore sorride.
Non con labbra, ma con il vibrare dell’aria.
E inizia a tremare,
una danza di colori brillanti si manifesta,
leggeri come un soffio,
infiniti come l’eterno.
“Non è ciò che ti dirò,”
dice il fiore,
“che ti darà la risposta.
Guarda ciò che i tuoi occhi vedono.
Essi leggono frequenze invisibili,
si nutrono della loro energia.”
“Non sono reale nel tuo mondo esteriore.
Non troverai un fiore come me
in un campo o in un giardino.
Sono reale nel tuo mondo interiore.
Lì, dove mi hai creato
con la tua immaginazione e intuizione.
Lì è il luogo del silenzio,
da cui tutto nasce e si manifesta.
Trascorri quanto più tempo puoi
in quel luogo.
Troverai tutte le risposte.”
E nel suo vibrare, il fiore si dissolve.
Ma il silenzio resta,
un giardino immenso
dove la verità fiorisce senza forma.
Gioia Atzori
Questo è il racconto del mio viaggio nell’inconscio, un cammino silenzioso verso le profondità del mio essere.
All’inizio, ho ascoltato. Non con le orecchie, ma con quel senso sottile che mi collega a ciò che mi circonda. La natura respirava piano, e io mi sono lasciata avvolgere da quel ritmo.
È stato allora che l’ho visto: un fiore gigantesco, impossibile.
Non aveva occhi, né orecchie, eppure sentivo che mi vedeva, che percepiva ogni sfumatura della mia energia. Le sue antenne sembravano leggere il mio campo vitale, i miei pensieri, le mie emozioni.
Non era un fiore comune, ne ero certa. Con il cuore, non con la voce, ho iniziato a comunicare. Mi sono spinta dentro di me, in quel luogo dove le parole non servono, dove tutto si muove in vibrazioni e intuizioni. Ed è stato lì che il fiore mi ha parlato.
“Anima scopritrice di virtù,” ha detto, “cosa cerchi da me?”
La domanda mi ha colpita. Era come se il fiore conoscesse già la risposta, come se sapesse ciò che nemmeno io sapevo.
Ho esitato, poi ho risposto lentamente: “Cerco la verità. Voglio conoscere la tua essenza, sapere chi sei.”
“Ciò che sono,” ha detto il fiore, “non è diverso da ciò che sei tu. La mia verità è la tua verità. Noi siamo simili, io e te. Ciò che senti, io lo sento. Ciò che conosci, io lo so.”
Quelle parole erano un riflesso della mia anima. Mi parlavano di un’unità profonda, nascosta sotto la superficie delle cose. Ma non mi bastava. Ho osato chiedere di più: “Cos’è che crea la tua e la mia realtà? Da dove nascono ciò che siamo e ciò che viviamo?”
Il fiore non ha risposto con parole. Ha iniziato a vibrare, e quelle vibrazioni si sono trasformate in colori: luminosi, leggeri, infiniti.
E allora ha detto: “Non cercare la risposta nelle mie parole. Guarda. È ciò che vedi che ti darà la conoscenza. I tuoi occhi leggono frequenze invisibili e si nutrono di quella energia.”
Ho capito allora che il fiore era una manifestazione del mio inconscio. Non esisteva nel mondo esterno; lo sapevo.
Mi ha detto lui stesso: “Io sono reale solo nel tuo mondo interiore. Non troverai mai un fiore come me in un campo o in un giardino. Sono nato dal tuo immaginare, dal tuo intuire. Vengo da quel luogo silenzioso dentro di te, dove tutto prende forma e da cui tutto si manifesta.”
Quelle parole hanno aperto un portale. Mi sono resa conto che il fiore era un custode del mio spazio interiore, un messaggero del silenzio che crea ogni cosa.
Mi ha detto: “Torna spesso in quel luogo. È lì che troverai le risposte che cerchi.”
E poi è svanito. Non in un addio, ma come un’onda che si ritira, lasciando sulla riva del mio cuore una traccia luminosa.
Nel silenzio che è rimasto, ho sentito il richiamo del mio inconscio. È lì, nel profondo, che il vero viaggio inizia, ed è lì che risiede ogni verità.
Mentre disegnavo il fiore che ha ispirato la poesia, non stavo semplicemente creando una forma, ma cercavo di far emergere la sua essenza. Ogni linea che tracciavo non era soltanto un gesto fisico, ma una connessione diretta con quel fiore che aveva preso vita nel mio mondo interiore.
Ho iniziato con il suo nucleo, un punto centrale che sembrava pulsare come un cuore. Da lì, le linee si sono estese, curve e intersecate, proprio come accade nella tecnica dell’arte neurografica.
Ogni tratto era spontaneo, guidato non tanto dalla mente razionale quanto dal flusso delle emozioni e dell’intuizione. Le linee sembravano vibrare, espandendosi e intrecciandosi, come se il fiore stesso si stesse rivelando a me, passo dopo passo.
Nella neurografica, si dice che le linee siano un modo per trasformare e armonizzare il caos interiore. Disegnando, mi sono resa conto che il fiore non era solo un simbolo da rappresentare, ma un’entità che stava prendendo spazio dentro di me.
Ogni linea, ogni curva, era un modo per lasciarlo crescere, per permettergli di manifestarsi non solo sulla carta ma nel mio cuore.
Ho scelto tonalità che evocassero pace e amore: il verde per la connessione con la natura, il rosa per l'amore incondizionaro, il toni delicati del beige per il silenzio interiore.
Mentre dipingevo, ho sentito il fiore rispondere. Ogni tratto che disegnavo sembrava restituirmi qualcosa: un senso di completezza, una calma profonda. Era come se il fiore comunicasse, non con parole, ma con la sua presenza che si espandeva dentro di me.
Alla fine, il disegno non era solo un’immagine, ma una finestra verso un luogo di pace e di amore. Guardandolo, ho percepito una connessione con quella parte di me che cerca sempre il silenzio, il mistero, e la verità.
Il fiore, ora visibile sulla carta, non era più solo un simbolo del mio inconscio: era diventato un dono, un custode del mio viaggio interiore.
Questa poesia è un viaggio spirituale ed esoterico che esplora il rapporto tra il mondo esterno, percepito con i sensi fisici, e il mondo interiore, accessibile attraverso il silenzio e l’intuizione.
Nella sua essenza, la poesia mi invita a riflettere sulla natura della mia realtà e sul potere della mia consapevolezza interiore.
Il contatto con la natura
Il fiore come simbolo
Il dialogo interiore
La similitudine tra il fiore e l’essere umano
La realtà e la percezione
Il mondo interiore come origine di tutto
Il messaggio spirituale centrale
Lo scopo di questa poesia è una meditazione sulla natura della realtà, sull’unità tra interno ed esterno, e sulla ricerca di verità che si trova nell’intimità del silenzio interiore per evocare emozioni positive come:
Grazie per aver trascorso un pò di tempo nella mia arte.
Love,
Gioia